Dōjō Akira-Ito Karate Shotokan · Maestro Paolo Rizza

Principi, memoria, immagini

Quello che resta quando la lezione finisce.

Le regole del dōjō, il precetto che il maestro ripete più spesso, i venti precetti lasciati da Funakoshi — e alcune fotografie del percorso della scuola sul tatami.

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Il Dōjō Akira-Ito e la sua storia, per immagini.

Allenamenti, stage, gare, maestri e momenti condivisi: un archivio che racconta la scuola nel tempo. Usa le frecce, i tasti ← → oppure trascina con il dito; le miniature sulla destra sono scorrevoli.

Calligrafia giapponese: Heijōshin kore karate-dō nari

平常心是空手道也 · Il precetto recitato al termine della lezione

Uno spirito che si rinnova ogni giorno.

Heijō shin
kore karate-dō nari
nichi nichi no kokoro
okotaru bekarazu

È questa la formula che accompagna abitualmente la chiusura della lezione: un cuore e una mente che ogni giorno ricominciano. Questa è la via del Karate, il centro di ogni giornata.

Lascia il tuo egoismo e, in qualunque situazione — lieta o dolorosa — mantieni l'equilibrio interiore.

Non dimenticarlo mai.

道場訓 · Dōjō kun

I cinque principi, uno per uno.

Questi cinque principi appartengono alla tradizione del dōjō e restano criteri di condotta e strumenti di esame interiore. Nella pratica della scuola non vengono recitati a ogni lezione: la formula abitualmente recitata è l’Heijōshin riportato nella sezione precedente.

Per prima cosa cerca di perfezionare la tua anima. Ricerca la perfezione del tuo carattere.

Questa prima regola sottolinea l'importanza dell'equilibrio nell'uomo. L'esercizio marziale non coinvolge esclusivamente il corpo: il praticante deve osservare con spirito critico tutte le situazioni quotidiane che ostacolano il perfezionamento di sé, e affrontare le asperità interiori con lo stesso vigore con cui intraprende l'esercizio fisico. Confusione, pregiudizio, presunzione, egoismo, sopravvalutazione di sé, ingiustizia, autocommiserazione e sentimenti incontrollati ostacolano il progresso sulla Via. Imparare a governare la propria interiorità aiuta invece a raggiungere l'equilibrio e a vivere un'esperienza profondamente appagante: se l'allenamento fisico, con l'avanzare degli anni, conosce necessariamente dei limiti, lo spirito può essere perfezionato fino alla fine.

Per prima cosa cerca di essere sempre al servizio del bene. Difendi le vie della verità.

Questa regola si esprime nella condotta di vita e nella disponibilità a riconoscere il giusto rapporto tra sé stessi e ciò che si ha attorno, presupposto per costruire relazioni rette con le altre persone. Un rapporto proficuo si instaura solo se l'individuo sa contemperare le proprie pretese con la dedizione e l'apertura verso gli altri; se questo equilibrio viene messo a repentaglio da un comportamento egoistico o superficiale, la comunicazione si soffoca. Dove si pretende più di quanto si dà, o si promette molto e si mantiene poco, si suscita l'indignazione di chi deve compensare lo squilibrio con un sacrificio superiore al giusto. L'equilibrio fra pretesa e disponibilità è il fondamento dello spirito del budō: solo nella verità l'uomo è libero, e la pratica di questo principio rende consapevoli, umili e giusti.

Il karate è via per rafforzare la costanza dello spirito. Cura il tuo spirito di impegno.

Questa regola riguarda la realizzazione dell'uomo in relazione ai propri obiettivi ed è intimamente connessa alle prime due: qualsiasi obiettivo richiede un'analisi approfondita e matura, e nel budō il progresso può essere conseguito solo attraverso regolarità e costanza nell'esercizio. Le arti marziali si apprendono con autodisciplina e perseveranza; la disciplina è la base di ogni progresso e, se non viene rispettata, ogni sforzo di miglioramento resta vano. Si frequenta un dōjō perché si ha uno scopo, ma bisogna assumere la giusta condotta: l'ambizione, in sé, non è una forza positiva — lo diventa solo se associata a un comportamento maturo, al senso della misura e alla conoscenza.

Il karate è via di rispetto universale. Onora i principi dell'etichetta.

Questa regola riguarda le norme di comportamento che vanno conservate se si vuole capire gli altri ed essere accettati. La giusta condotta rende l'individuo degno di fede, aperto e semplice; rende possibile la comunicazione e contribuisce a mantenere l'armonia nelle relazioni. L'etichetta è la forma attraverso cui una persona comunica a un'altra di essere disponibile a un contatto aperto: senza buone maniere la franchezza si tramuta in grossolanità, il coraggio in rifiuto, l'umiltà in sottomissione, il rispetto in servilismo e la cautela in timore.

Nelle arti marziali l'etichetta trova espressione nei principi enunciati da Funakoshi: senza cortesia viene meno il valore del karate, e il karate inizia con il saluto e finisce con il saluto. Cortesia e rispetto sono le basi di ogni educazione, e il saluto ne è il simbolo più importante. Il modo in cui si saluta è uno specchio di sé; i modi sbagliati non sono sempre voluti — spesso sono una reazione di protezione o di timidezza, una maschera. Per questo l'etichetta non è solo forma, ma via per la ricerca della verità interiore: impone di osservare e valutare correttamente il proprio comportamento verso gli altri e verso sé stessi.

Per prima cosa cerca di astenerti da un comportamento violento. Rinuncia alla violenza.

Questo principio coinvolge la condotta che porta alla formazione di un carattere degno e alla convivenza con gli altri. Nel mondo animale i modelli di comportamento sono istintivi; l'uomo può forgiare i propri grazie all'intelletto e alla conoscenza, controllando la misura delle proprie azioni. L'elaborazione di questo concetto porta alla rinuncia della violenza fisica e definisce ogni ricorso alla violenza come indegno dell'uomo. Nel budō si ricercano l'autocontrollo e la gestione del comportamento: se i praticanti esperti, capaci di arrecare ferite gravi, impiegassero le proprie capacità come strumento di supremazia, costituirebbero un pericolo per la società e sarebbero indegni come individui.

Quando Funakoshi dice che nel karate non c'è chi attacca per primo, intende che l'uomo, essere dotato di intelletto, ha la capacità di trovare le vie della non violenza se affronta le situazioni controllando sé stesso. Il karate è un'arte di autoperfezionamento e, per raggiungere questo obiettivo, è necessario comprendere a fondo tale principio. L'esperienza secolare mostra che il dōjō kun deve accompagnare la preparazione dei praticanti a qualunque livello: è un parametro di apprendimento durante l'allenamento, ma anche uno specchio dell'atteggiamento del singolo verso la comunità. Riflette la proporzione tra giusto e sbagliato nella condotta personale, instaura l'equilibrio tra dare e avere e impone il giusto rapporto tra pretesa e disponibilità.

松濤二十訓 · Shōtō nijū kun

I venti precetti di Funakoshi.

Scritti perché il karate non restasse chiuso nella palestra. Si leggono in fretta e si capiscono lentamente.

  1. Karate-dō wa rei ni hajimari rei ni owaru koto o wasurunaNon dimenticare che il karate-dō inizia con il saluto e finisce con il saluto.
  2. Karate ni sente nashiNel karate non esiste la prima mossa.
  3. Karate wa gi no tasukeIl karate è al servizio della giustizia.
  4. Mazu onore o shire shikashite ta o shirePrima conosci te stesso, poi conosci gli altri.
  5. Gijutsu yori shinjutsuLo spirito prima della tecnica.
  6. Kokoro wa hanatan koto o yōsuLa mente ha bisogno di essere liberata.
  7. Wazawai wa ketai ni shōzuLa disgrazia nasce dalla disattenzione.
  8. Dōjō nomi no karate to omounaNon pensare che il karate esista solo nel dōjō.
  9. Karate no shugyō wa isshō de aruIl karate si pratica per tutta la vita.
  10. Arayuru mono o karate ka seyo soko ni myōmi ariApplica il karate a ogni cosa: lì sta la sua ineffabile bellezza.
  11. Karate wa yu no gotoshi taezu netsudo o ataezareba moto no mizu ni kaeruIl karate è come l'acqua calda: se non la si scalda di continuo, torna fredda.
  12. Katsu kangae wa motsuna makenu kangae wa hitsuyōNon coltivare il pensiero di vincere; coltiva quello di non perdere.
  13. Teki ni yotte tenka seyoCambia a seconda dell'avversario.
  14. Tatakai wa kyojitsu no sōjū ikan ni ariL'esito di uno scontro dipende da come si padroneggiano il pieno e il vuoto.
  15. Hito no teashi o ken to omoePensa alle mani e ai piedi come a spade.
  16. Danshi mon o izureba hyakuman no teki ariAppena esci di casa, ti attendono un milione di avversari.
  17. Kamae wa shoshinsha ni ato wa shizentaiLa guardia è per i principianti; poi viene la posizione naturale.
  18. Kata wa tadashiku jissen wa betsumonoI kata devono essere esatti; il combattimento reale è un'altra cosa.
  19. Chikara no kyōjaku tai no shinshuku waza no kankyū o wasurunaNon dimenticare l'intensità della forza, l'estensione del corpo e la velocità della tecnica.
  20. Tsune ni shinen kufū seyoRifletti e cerca sempre, con ingegno.

Il resto si impara solo sul tatami.

La prima lezione è gratuita, e non serve alcuna preparazione.